Parlare a Gwinda – Venerdì 26 giugno 2015

Venerdì 26 giugno 2015 –ore 18, 00- Foyer NH TRIESTECorso Cavour 7, Trieste

Claudia Azzola

Parlare a Gwinda

Racconti, La vita Felice, Milano 2013

Sette voci femminili della storia, sette saperi di epoche diverse. Esse si narrano in prima persona. A esse si aggiunge – nell’ottavo racconto – il pensiero di un uomo misterioso, dei nostri giorni, un banchiere ricchissimo e occulto. Gli otto racconti sono legati da un oggetto: lo specchio, ricco di simbologia e di aspettative, e dal canone comune: la ricerca della comprensione del mondo e, attraverso la narrazione, infondere nelle persone civiltà e la ricerca dentro di sé, come Sherazade fa ne Le mille e una notte, lottare contro il “sole nero”, in almeno un paio di novelle, addirittura la conquista della parola da parte di donne uscite da una storia di abbandono quasi bestiale. Pensando, quindi, e agendo in conformità a tale dettato. A loro modo, gli otto caratteri ci sono riusciti.

Introduce Gabriella Valera Gruber

Cari amici, vi aspettiamo!


Claudia Azzola  Poeta, traduttrice, prosatrice, vive e opera a Milano, dove è nata. Ha pubblicato raccolte, tra cui Viaggio sentimentale, Book, Bologna; Il colore della storia, Campanotto, 2002; E’ mia voce tramandare, 2004; Il poema incessante, monografia della rivista Testuale, 2007; La casa del poeta, ritratto psichico di Hölderlin, plaquette di poesie e tavole pittoriche, Signum, 2009; La veglia d’arte, La Vita Felice, collana Le voci italiane, diretta da Gerardo Mastrullo, 2012. Presente in riviste, in antologie, in traduzione francese e inglese su siti web, nelle performances poetiche in Italia e nel Regno Unito, da diversi anni, edita e dirige i quaderni plurilingue Traduzionetradizione, incentrati sulla versione di autori contemporanei, di ricerca, storici, di poesia e di prosa poetica, corredati da note di traduzione e parti iconografiche e documentarie. La sua poetica negli anni si è mossa da un naturalismo, inscritto comunque in un mondo immaginale ampio che lo superava, scevra della “poetica dell’oggetto”, del sentimento della città, temi ascritti alla linea lombarda, verso una concezione più includente e più vasta del mondo, che indaga le generazioni, la natura umana operante nella storia. Il leit-motiv della sua poesia è il poema incessante, la riflessione poetante continua che allarga i confini della scrittura.
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